Islanda sud-occidentale

Un giorno per andare alla scoperta dei punti più conosciuti dell’isola, 130 kilometri da Selfoss a Reynir, vicino a Vik, dove abbiamo trascorso la notte:

  1. Cascate di Seljalandsfos
  2. Cascate di Skógafoss
  3. Il promontorio di Dyrhólaey
  4. Spiaggia di Reynisfjara
  5. Reynir

“Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita.” (Jack Kerouac, On the Road)

La bellezza di viaggiare on the road: fermarti quando vuoi, tuffarti nella natura, scattare mille volte la stessa foto e aspettare la luce giusta, prenderti il tempo di gustare il vento, il sole, il rumore del silenzio.

Tra lupini artici e paesaggi lunari, la prima tappa da non perdere percorrendo la Ring Road verso sud sono le cascate di Seljalandsfos: la “cascata liquida” è facilmente accessibile anche sul retro con una passeggiata di venti minuti.

Attenzione a non scivolare e a coprirsi bene per evitare di bagnarsi completamente con i getti d’acqua. Un rumore assordante ma un’esperienza unica!

Seconda tappa, la cascata più instagrammata d’Islanda, Skógafoss.
Noi abbiamo deciso, dopo averla visitata al mattino, di tornare a fotografarla durante la notte: una magia e un’emozione indimenticabile giocare anche in mezzo alla strada, con il poco buio che l’isola regala nel mese di giugno.

Sul lato destro, una scala ripida di 380 gradini permette di ammirare la cascata dall’alto e di percorrere il sentiero che segue il fiume (5 ore di cammino).



Nell’area di fronte alla cascata si può campeggiare liberamente (come in tutta l’Islanda in realtà, escluse le zone dove esplicitamente vietato) e ci sono i servizi igienici a pagamento.

Accanto al parcheggio, una caffetteria dove ci siamo fermati a bere un caffè (si lo ammetto, anche il caffè americano mi piace molto) e a fare ricarico di zuccheri con un dolce.

Prima di raggiungere Vik, dedichiamo una sosta al celebre arco del promontorio di Dyrhólaey, facendo una deviazione di 6 km sulla strada 218.
La leggenda racconta che i due faraglioni fossero due troll, intenti a rubare una nave: sorpresi dalla luce del sole che, come punizione, li avrebbe trasformati in roccia.


Ultima tappa della giornata, la spiaggia nera di Reynisfjara.
Sabbia vulcanica, colonne basaltiche, pulcinelle di mare: la spiaggia è una cartolina da portare nel cuore.


Una menzione speciale al posto dove abbiamo trascorso la notte: nella Reynir Guesthouse, lungo la strada che conduce alla spiaggia. Pecore e natura, silenzio e pulizia, ma soprattutto la cucina fornitissima!