0 In assaggi/ cibi dal mondo/ viaggi divini

Alle origini del vino: viaggio in Georgia

Tra storia e archeologia

Lo sapevate che le origini del vino si devono alla Georgia?
Grazie alle tracce rinvenute nelle anfore presenti negli scavi in due siti georgiani neolitici (a 50 km a sud di Tbilisi, la capitale) è stato possibile datare la più antica testimonianza di cultura del vino al 6000 a.C: ben prima del mondo greco e romano, è il Caucaso l’area ancestrale della fermentazione dell’uva.

Le Qvevri e la fermentazione in anfora

Da sempre, in Georgia il metodo di produzione di vino più utilizzato è quello delle Qvevri, anfore in terracotta poste sotto terra per almeno un mese, per farlo fermentare naturalmente: proprio per la sua tipicità e per il suo forte legame con la cultura rurale del paese nel 2013 il metodo tradizionale di vinificazione georgiano è stato iscritto nella lista Unesco del Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Il vino non viene filtrato, è senza aggiunta di lieviti o solfiti, e la fermentazione avviene con il contatto prolungato tra bucce – e spesso anche vinaccioli e/o raspi in diverse percentuali – e mosto: la lunga macerazione regala ai bianchi il colore ambrato, quelli che in Italia chiamiamo Orange Wines.
Kakheto, Imereti e Kartli: i processi di vinificazione devono i loro nomi alle Regioni vitivinicole georgiane e differiscono per la quantità di vinacce utilizzate.

Vitigni e regioni vitivinicole

La Georgia conta più di 500 specie di vitigni autoctoni (anche se ne utilizzano realmente solo 40 per la produzione), i più coltivati sono il Rkatsiteli (bacca bianca) e il Saperavi (bacca nera).
Tra un 75% di uve bianche e un 25% di uve rosse, la superficie vitata è di 40 mila ettari – suddivisi in 18 PDO (Protected Designations of Origin – le DOCG georgiane, più simili alle AOC francesi), tra cui i più famosi Mukuzani (Saperavi del Kakheti) e Tsinandali (Rkatsiteli e Mtsvane della regione del Kakheti).

Le regioni più note della Georgia dove si produce il vino? Con il 52% dei vigneti è il Kakheti la prima area produttiva, seguita da Imereti (22%), Kartli (11%), Racha-Lechkumi (4-5%), Guria, Samegrelo e Adjara (2-3%).

Il rito del brindisi

La convivialità e l’ospitalità georgiane si traducono nella Supratermine che indica i banchetti, sia cerimoniali che di festa – perchè mangiare in Georgia non è solo nutrirsi, ma condividere e festeggiare, insieme.
Supra significa letteralmente tovaglia e non c’è supra senza Tamada, il cerimoniere del banchetto che tra poesie e brindisi anima la conversazione e le pause tra una portata e l’altra.
Tra i temi ai quali si brinda non possono mai mancare Sakhartvelo (il nome della Georgia in georgiano), l’amore, l’amicizia, la pace, la prosperità ma anche gli ospiti, la famiglia, i defunti.
La tradizione vuole che il Tamada sia un persona eloquente, intelligente, arguta, scaltra e con buon senso dell’umorismo.
Quanto può essere meravigliosa una cultura che tra i suoi usi e costumi annovera un capo-brindisi? Per me è stato amore al primo assaggio.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply